Municipio di Yerevan (A. Tetta)
Per arrivare in Armenia da Iğdır via terra l'unica soluzione praticabile è aggirare il confine passando per la Georgia, il posto di frontıera più vicino è quello di Türkgözü nella provincia di Ardahan, nonostante questo sia poco utilizzato. Il pullman per Tbilisi è praticamente vuoto e quasi tutti i passeggeri scendono prima del confine georgiano.
A Posof, cittadina a 10 chilometri da Türkgözü le diverse compagnie fanno salire i pochi passeggeri rimasti diretti in Georgia su un unico pullman. Il posto di confine più utilizzato è più a nord ad Hopa sul Mar Nero, la maggior parte delle merci e dei turisti diretti a Batumi passano da lì.
La ventina di aziende che commerciano tra Armenia e Turchia oggi sono costrette a far passare le merci attraverso la Georgia o l'Iran per aggirare il confine chiuso, il che implica un alto costo di trasporto. Inoltre le compagnie turche hanno più volte denunciato che i camion carichi di merci sono costretti a sostare molte ore presso il confine, visto che la polizia di frontiera georgiana spesso pretende il pagamento di tangenti e la dogana di Hopa è quasi ogni giorno intasata a causa dell’eccessivo traffico di veicoli pubblici e privati, dovuto alla mancanza di alternative per chi vuole spostarsi tra il Caucaso e la Turchia.
Nonostante queste difficoltà negli ultimi anni il valore delle merci importate ed esportate tra i due paesi è aumentato esponenzialmente passando dai 30 milioni di dollari del 1997 ai 130 del 2007. Secondo una stima del Consiglio Turco-Armeno per lo sviluppo delle relazioni commerciali (TABC), se il confine tra Turchia e Armenia venisse aperto, il valore annuale delle merci che transitano tra i due paesi raddoppierebbe arrivando a 300 milioni di dollari.
Dopo aver attraversato il posto di frontiera di Türkgözü fino a Akhaltsikhe il pullman procede a passo d'uomo percorrendo una strada sterrata, dopo dieci ore di viaggio ecco Tbilisi, da dove partono diversi minibus per Yerevan. Il viaggio dura circa sei ore. Sul minibus incontriamo Ada che ci racconta la sua storia “ho lavorato come cameriera a Fethiye in Turchia, in due mesi ho imparato il turco, ho trovato lavoro perché parlo bene inglese e russo, non ho mai avuto problemi con i turchi, sono gente cordiale.” Dopo qualche minuto la conversazione si interrompe, tutti i passeggeri del minibus ci guardano incuriositi, non è comune sentire una ragazza armena e uno straniero conversare in turco a pochi chilometri da Yerevan.
Yerevan è senza dubbio la più sovietica delle capitali caucasiche. Infatti dopo la nascita della Repubblica Socialista Sovietica di Armenia nel 1920 il famoso architetto armeno Alexander Tamanian trasformò quello che era un piccolo villaggio nella capitale del paese. Allo stesso tempo Yerevan è anche una metropoli naturalmente cosmopolita visto che la città è stata per la maggior parte dei suoi abitanti la meta finale, il rifugio, dopo le deportazioni ottomane. Queste provenienze altre diventano nella toponomastica di Yerevan nomi di quartieri, ricordo della diaspora, e le città turche di Maraş, Malatya, Arapgir diventano Nor Marash, Nor Malatia, Nor Arabkir, Nuova Marash, Nuova Arabkir, Nuova Malatia.
Il centro di Yerevan (A. Tetta)
“Anche per me è stato difficile adattarmi quando sono arrivata da Vladivostok, sapevo parlare armeno perché lo sentivo in famiglia, ma non ero in grado né di scriverlo e né di leggerlo, se le persone non mi avessero aiutato non ce l'avrei fatta.”
Nell'appartamento di Seda tutto è in ordine, al muro della sala da pranzo sulle pareti ricoperte di tappeti rossi è appeso un kemane (antico strumento musicale) è di suo padre, dalla sua terrazza si vede chiaramente il monte Ararat, sembra che faccia parte della città, che le famiglie ci possano andare a passeggiare la domenica, in realtà per quanto vicino, da anni tra Yerevan e l'Ararat c'è un confine chiuso.
Il monte Ararat visto da Yerevan (A. Tetta)
Artyom la scorsa estate ha deciso di andare in Turchia, da Tblisi ha preso un pullman per Istanbul passando per Trabzon. “Avevo molta paura quando Artyom è partito, non sapevo come l'avrebbero trattato, ma poi mi ha detto che tutto andava per il verso giusto e mi sono tranquillizzata. Mi ha raccontato che i turchi sono gente cordiale e ospitale” racconta Seda mentre il figlio sorride della sua apprensione. “Istanbul è una città magnifica, sono partito da solo e durante il viaggio ho conosciuto molte persone aperte e cordiali. Quando, magari in un bar, saltava fuori la questione del genocidio nessuno mi ha mai attaccato, anzi i turchi cominciavano a discuterne tra loro, questo mi ha fatto molto piacere, vuol dire che non la pensano tutti allo stesso modo”, racconta Artyom
Gyumri è la seconda città dell'Armenia, prima che Yerevan fosse scelta come capitale del paese nel 1920 era considerata la terza città più importante del Caucaso, dopo Tbilisi e Baku. Fino all’aprile del 1993 Gyumri è stato uno degli snodi ferroviari più importanti della regione, poi il confine è stato chiuso e i treni si sono fermati. La stazione ferroviaria del piccolo villaggio di Akhorian si trova a pochi metri dal confine, oggi è una stazione fantasma, pochi vagoni merci arrugginiti stazionano sui binari, la vegetazione ormai ricopre quasi completamente l'edificio della stazione.
Maxim Sarkisyan (A. tetta)
A pochi metri dalla stazione, in una delle piccole case in legno del villaggio di Akhorian, abita Maxim Sarkisyan che ci racconta la sua storia, il padre, è stato l'unico dei suoi sette fratelli a scampare al genocidio, la sua famiglia è originaria di Muş, in Anatolia. “La chiusura del traffico ferroviario è stata una sciagura per l'Armenia, prima ogni giorno arrivavano turisti provenienti dalla Turchia, anche dall'Armenia le persone andavano in Turchia. Per i politici il problema è il riconoscimento del genocidio, anche per noi è così, ma la pace, la libera circolazione delle persone sono prioritari, certo non possiamo dimenticarci del genocidio, ma vogliamo che prima di tutto il confine venga aperto”
Se i rappresentanti diplomatici di Turchia e Armenia decidessero di ascoltare il signor Maxim seduti sulla panca nella veranda della sua casa di legno guardando ai binari arrugginiti di Akhorian, forse darebbero una possibilità alla pace. Per ora però le sirene nazionaliste hanno il sopravvento e i treni invece che trasportare merci e persone rimangono fermi ad arrugginire, a pochi chilometri di distanza da un confine chiuso.
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