Turchia, il partito filo curdo Dtp sotto attacco: in pochi giorni centinaia di fermi e decine di arresti
scritto per noi da
Alberto Tetta
Più di 250 persone sono state fermate e 80 arrestate durante un operazione contro il partito curdo Partito della Società Democratica (Dtp) iniziata il 14 aprile scorso ed estesasi nei giorni successivi a tutto il Paese.
Nell'ambito dell'operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Diyarbakır, sono state perquisite le sedi del partito curdo e arrestati membri del Dtp in 19 province. Non sono ancora noti i capi di imputazione, ma, secondo gli avvocati, gli arrestati sono accusati di essere membri e dirigenti del Partito Curdo dei Lavoratori (Pkk). Tra i fermati, i tre avvocati di Abdullah Öcalan, Ahmet Birsin, direttore di GünTV, televione locale di Diyarbakır e i tre vicepresidenti del Dtp Bayram Altun, Selma Irmak e Kamuran Yüksek. Durante la conferenza stampa organizzata il 14 aprile nelle ore immediatamente successive all'inizio dell'operazione Ahmet Türk, presidente del Dtp ha affermato: "Questa operazione è la chiara dimostrazione che il Governo è molto infastidito dall'esito delle elezioni. Questo attacco fa parte di un progetto teso ad allontanare il nostro partito dalla pratica democratica. Ma sia chiaro a tutti che nessuno riuscirà a impedirci di lottare per una democrazia vera e per una pace giusta. Continueremo la nostra lotta con coraggio e determinazione senza mai abdicare alla nostra scelta democratica. Le operazioni e gli arresti devono avere fine, i nostri amici devono essere rilasciati".
Nelle elezioni amministrative dello scorso 29 marzo il Dtp si era affermato come primo partito nel Sud Est a maggioranza curda e quarto a livello nazionale conquistando il 5,7 percento dei consensi e il controllo di 99 comuni tra cui Diyarbakır, la più importante città del Sud Est. Tuttavia i festeggiamenti seguiti alla vittoria del Dtp furono bruscamente interrotti il 4 aprile quando due manifestanti vennero uccisi dalla polizia ad Urfa, duranti gli scontri seguiti alla manifestazione organizzata per celebrare il sessantesimo compleanno del leader del Pkk Abdullah Öcalan. Anche la provincia orientale di Ağrı è stata teatro di violenti scontri post-elettorali tra sostenitori del partito Giustizia e Sviluppo (Akp) del permier Erdogan e del Dtp, questi ultimi sostengono che il partito islamista abbia vinto di misura le elezioni facendo sparire 3000 schede elettorali e hanno chiesto il riconteggio delle schede, negato pero' dalla commissione elettorale. A rendere ancora più teso il clima nella zona curda del paese anche il processo di messa al bando del Dtp iniziato prima delle elezioni e tuttora in corso. Secondo i magistrati la struttura organizzativa del partito curdo non sarebbe conforme alla legge turca sui partiti politici, questo sembra però solo un pretesto per chiudere un partito le cui posizioni filo-curde irritano militari e islamisti al governo, tra i quali, dall'anno scorso, vige una tregua seguita all'accordo sull'intervento militare in Nord Iraq. La sentenza è attesa per le prossime settimane.
Dopo le elezioni, il Pkk aveva annunciato un cessate il fuoco unilaterale fino al primo giugno per favorire la partecipazzione del Dtp alla conferenza di pace inter-curda programmata per maggio in Iraq. In seguito all'inizio dell'operazione contro il Dtp la conferenza è stata rimandata a data da destinarsi e anche il cessate il fuoco è a rischio. Ieri e oggi (lunedì) sono state organizzate manifestazioni di solidarietà del partito curdo e per il rilascio dei militanti arrestati davanti alle sedi del DTP in tutto il paese, lo slogan più diffuso è stato "Siamo tutti del Dtp, siamo tutti curdi". Hanno partecipato a queste manifestazioni organizzazioni della sinistra turca, come il Partito Comunista della Turchia (Tkp), Partito della Solidarietà e della Libertà (Ödp), Piattaforma Socialista degli Oppressi (Esp), i sindacati di base Disk e Kesk e le associazioni culturali alevite e di difesa dei diritti umani come l'Ihd e Tihv. Inoltre il 14 aprile Ahmet Türk, in una lettera, si era appellato all'Internazionale Socialista e al Parlamento Europeo a nome del Dtp e del popolo curdo affinché ''l'Unione Europea invitasse la Turchia a cambiare il suo approccio alla questione curda''.
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